Buonasera, colleghi.
Non sono esattamente in pausa caffè. Potrei piuttosto affermare di essere in pausa tisana. Sono appena tornato a casa da una giornata devastante.
Mi godo il piacere del chiudere la porta lasciando dietro essa i problemi della giornata come dei creditori assatanati.
Mi godo la sensazione della scarpa che scivola via e della pantofola che accoglie il mio piede come una moglie accoglie suo marito al ritorno dal lavoro.
Mi godo l’incipiente rivoluzione del CD nell lettore; ipnotico e onirico manda nell’aria la musica di zio Pino.
Un’altra giornata è pressochè andata.
Oggi in ufficio eravamo in molti. Siamo quasi tutti meridionali.
"Figli del sole" mi piace definirci.
Proprio grazie a qualche timido spiraglio di sole, evaso dalle sbarre del grigiore nuvoloso, ci siamo tutti inebriati un tantino. Un po’ come bambini che vedono il proprio papà a scuola quando li viene a prendere.
Zio Pino sta suonando alla grande.
Vi narro allora l’immagine che mi sono portato appresso tutta la giornata. L’ho portata con me in giro per Milano come un pittore porta in giro sottobraccio la sua tela.
Pensavo alle meravigliose città del Sud.
Questo pensiero mi fulminò anni fa a Bari. Rimasi stranamente rapito dalla sua bellezza. La stessa bellezza che ho riscoperto nella mia bellissima Barletta.
Mi immagino una donna.
Ovviamente bellissima, dai capelli lunghi e neri; leggermente ondulati. Capelli morbidi e vaporosi. Capelli come un cuscino. Sul cuscino si adagia un bambino piccolo che dorme, la cui carne rosea contrasta con il colore intenso dei capelli. Capelli neri come le stoppie bruciate a settembre, capelli folti come il mare di frumento a inizio luglio.
Pelle rosa di velluto come la sabbia del salento. Pelle rosa che contrasta con gli occhi azzurri. Azzurri come il mare, freddo e immenso come la lontananza che mi separa dalla mia terra.
Giovani seni, alti e sodi come le colline della Murgia. Abito accollato per non dare nell’occhio.
Gambe sottili e tornite come il promontorio della Puglia. Tacco basso per camminare sulle mattonelle sconnesse dei ciottoli di Mattinata.
Donna bellissima dallo sguardo basso, come il sole quando e' l'alba.
Donna bellissima, dalle guance sporche di trucco come le nostre strade. La donna bellissima piange e una lacrima le lambisce la guancia come il mare a ponente lambisce la costa quando inizia l’estate. La giovane madre piange i suoi figli lontani.
Donna bellissima, vestita male. Coperta di manifesti e cartacce come gli sguardi insolenti degli uomini di malaffare.
Donna timida ma maleducata, piena di controsensi e insicurezze. Donna di coraggio e di grande imprese. Ride sguaiata e tende la mano. Guarda negli occhi ma se ne vergogna.
Donna del sud. Donna dai tanti figli, troppi, che non può tutti mantenere.
Donna che si nasconde perché suo marito è geloso. Suo marito la ama, come tutti noi amiamo la nostra terra, ma spesso la maltratta. Spesso la picchia.
Suo marito la picchia perché è bella, ma nessuno lo deve sapere.
Donna del sud. La mia città.






