mercoledì, 01 luglio 2009
Il giovinetto dove lo metto
un-paese-per-vecchi

 

Salve colleghi

 

Parto da una citazione cinematografica per introdurre un’idea che ho maturato nel corso di diversi anni e che viene continuamente corroborata dall’osservazione di ciò che mi circonda; del resto con l’aumentare delle esperienze aumenta anche la consapevolezza e il livello di penetrazione nelle questioni del quotidiano.

 

Sapevo già dagli studi primari che il nostro continente è definito “Vecchio”, ma di tutta l’Europa, l’Italia sembra il bastone piuttosto che la gamba.

 

La struttura sociale, la morale, la visione del futuro, l’attribuzione del merito, il peso intellettuale e il riferimento interlocutorio sono basati sull’anzianità (se non sull’anziano).

La mia tesi, che potrà suonare come una blasfema mancanza di rispetto verso le generazioni più attempate è in realtà la denuncia della mancanza di lungimiranza che queste ultime, di cui la classe politica è finale esempio, hanno avuto nella costruzione del futuro.

 

Nello stesso concetto di meritocrazia c’è una visione tutta italiana; le carriere sono sostanzialmente caratterizzate da due fattori: anzianità ed esame finale. Attesa ed aleatorietà. Entrambi fattori che mortificano due aspetti caratterizzanti del fervore giovanile, come l’innovazione e la tenacia.

Il modello carrieristico è sempre troppo spesso ricorrente, nell’università, nella grande azienda, nel sociale, nella politica: vi sono i grandi anziani, i detentori del potere di parola, e i discepoli, uditori, che aspettano sostanzialmente di diventare anziani per perpetuare il modus operandi dell’accademia di appartenenza.

 

L’imprenditorialità giovanile segue quasi lo stesso modello. Le ascese dei giovani liberi professionisti sono molto spesso bloccate dai cartelli delle corporazioni esistenti, inibendo di fatto ancora alcuni punti di forza della classe junior basati sulla concorrenza ed innovazione.

 

La scuola non esula da questa tendenza. L’esame di maturità nella sua ennesima versione si pone il lungimirante obiettivo di valutare uno studente attraverso il trascorso dei suoi anni scolastici, sebbene l’evento dell’esame in sé, dopo cinque anni di valutazioni dimostrate e certificate, risulta sempre troppe poche volte la conferma di un percorso e sempre troppe volte il frutto di un evento casuale e sporadico.

A mio giudizio una valutazione più meritocratica potrebbe consistere nella valutazione media degli anni trascorsi; l’esame di maturità potrebbe lasciare spazio ad un nuovo formale esame di ingresso per le università che questa volta si riprenderebbero il ruolo di ente formatore di eccellenza e di elevazione culturale, ridistribuendo in maniera dignitosa e razionale le competenze dei giovani.

 

La morale è un ambito per il quale dedicherei fiumi e fiumi di bit.

La mia adorata Italia è una nazione che adora sentirsi baluardo della tradizione e della cultura morale. Ciò che rimane oggi è un tessuto di contraddizioni e superstizioni che crea scompensi con l’evoluzione naturale dei modelli sociali imposti dalla globalizzazione e dal confronto con gli altri paesi.

Ci si ostenta a portare il modello del matrimonio in una società lobotomizzata dalla filosofia tronistica. Matrimono come il McDonald della felicità, con tante calorie e pochi nutrienti.

Si parla di affidamento di figli per una generazione di giovani che a trent’anni non riesce a badare a sé stessi, perché c’è un paese che non è in grado di assicurare loro l’indipendenza.

La morale cristiana è ormai una grande pretesto per scandire le fasi della vita troppo spesso uguali a sé per la mancanza di scelte.

E mentre penso a Mike Bongiorno,  brava persona, per carità, che ancora protesta perché non trova l’ennesimo contratto, mi sento di invocare un po’ di coerenza da parte dei giovani superstiti per far luce sul guazzabuglio di idee che si mescolano nella mia testa come lo zucchero (in realtà fruttosio) che sto mettendo nel caffé… che si sta raffreddando.

 

Buona giornata.

clarks alle ore luglio 01, 2009 22:29
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Commenti
#1    09 Luglio 2009 - 22:26
 
Com'è che quando ho visto il film non ho pensato a tutte queste cose?
Ah già. Stavo sbavando su Javier Bardem.

Torniamo seri (lo siamo mai stati?).
La morale del nostro paese è ferma al 1563. Le disposizioni tridentine non sono mai passate di moda. Ma ovviamente anche su questo punto il concetto deve intendersi all'italiana. Se no, perchè ci si scandalizza della figlia della nuora della cugina di primo grado della vicina di casa figlia di nessuno (non cercare di mettere insieme la parentela, non so neanche io qual è. Mi sono persa!) che ha divorziato e non di chi dovrebbe garantire con la sua condotta morale che un intero Paese non perda la faccia di fronte all'intero mondo?
Ogni riferimento è puramente casuale eh!
Un abbraccio
PS. Ammetto che mi hai stupito. Due post nel giro di una settimana. Tanto di cappello! :-P

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