Buongiorno colleghi.
Ammettiamolo, la digitalinformatizzazione ci sta stressando. Un tempo l'uomo badava ai centimetri del suo membro, ora bada ai megapixel della sua fotocamera e alla lunghezza del suo obiettivo.
Giriamo con le nostre chiavichette uessebbì cariche di emmepitrè; usiamo come intercalare la parola daunload (che se vogliamo fare i fighi diciamo deunlood) e ci viene in sogno il gigabbait che lanciando anatemi minaccia formati di conversione sconosciuti...
Ormai se ci vuoi provare con una ragazza nel treno e non ti accorgi che c'ha le cuffiette, ti speli la lingua e le tonsille a fare il simpatico e lei dopo mezz'ora di cabaret si toglie la cuffietta fuxia e ti chiede "cosa?"...

La digitalizzazione ha cambiato molte cose. Tra tutte, la foto di gruppo scattata dai passanti.
Quando ero giovane e la macchinetta fotografica parlava italiano, il gruppo di turisti chiedeva gentilmente ai passanti di scattare una foto; il passante, sorridente, accettava interrogandosi su una sola cosa: dove fosse il tasto di scatto. Il fatto che il risultato dello scatto si vedesse soltanto dopo lo sviluppo della foto rasserenava il volenteroso passante che tornava a casa lieto del fatto che una comitiva di turisti avesse visitato il suo pittoresco borgo e nulla più.

Oggigiorno che la macchinetta parla inglese e il passante ha perso totalmente la sua serenità: il display delle digitali mostra in tempo reale la foto appena scattata ed espone il passante al giudizio-scherno della comitiva di alloctoni. Il passante di oggi non chiede più solo dove sia il pulsante di scatto: ora chiede informazioni sullo zoom e sulla definizione, sul livello di bianco e sul rapporto d'aspetto, sulla qualità della codifica jpeg e sui lumen necessari...

A titolo d'esempio la mia esperienza a Lecce di ieri pomeriggio.
Siamo di fronte al Palazzo dei Celestini e vogliamo farci immortalare difronte a questo tripudio architettonico tempeshtato di Barocco.
C'è una coppia di turisti di mezz'età: i passanti. Sembrano stranieri. Sono stranieri. Americani.
- Hallo, would you take us a picture, please?
- Oh, yes. Of course.
La signora sembra molto ben disposta e sorridente. In realtà avevamo beccato la Lina Wertmuller d'Oltreoceano.
- Ok. Please get further... A bit more... Ok. NO! A bit closer please... Oh, Gosh! There's someone behind you... Do you prefer a close picture or... Ok... Stay a bit more on the right. Ok... ok... STOP! Too much. Get back. Left... Left... Nice...
Il marito, notati i primi nostri segni di cedimento, difronte ad un paio di persone colte da crampi, intima alla consorte perfezionista di accellerare il tutto:
- Psss Psss...
- Oh, come on, dear. Ok boys... A bit further, a bit closer... left... right... stop... go... up... down... Test... spal... baby one two three...
(CLICK) That's it!
Noi:
- Thank you (maccassurd!)

Conclusione: ci troviamo una foto orribile e l'acido lattico agli zigomi
perchè abbiamo mantenuto il sorriso per 15 minuti buoni aspettando l'esito.
E io mi gusto il caffè del mattino

IMG_0776_resize
clarks alle ore ottobre 06, 2008 23:11
size does matter | commenti (1)
Commenti
#1    06 Ottobre 2008 - 23:17
 
Pensa positivo: non devi stampare le foto per vederle e giudicarle.
Non come quell'amica tua che per fare la strafiga in vacanza, mise in valigia una reflex degli anni Settanta, con cui scattò circa novanta foto, tra le quali quelle che si salvano (oltre a decine di foto tutte uguali) saranno sì e no una ventina.
(Una a caso... -_-')
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente yoMariolina

Commenti
| commenti (1) (popup)