La scorsa mattina l’idea folgorante.
Ammettiamolo, in quanto a strategie per la regolamentazione e l’incentivazione dello sviluppo e dell’occupazione i governi di entrambi gli schieramenti hanno fondato la loro azione su un antico principio già noto alla cultura latina: la defecatio extra anphoram.
Se poi pensiamo alle soluzioni per venire incontro alle nuove forme di convivenza (vedasi P.A.C.S., D.IC.O., lei D.IC.A. D.U.C.A., io D.I.C.O. D.IC.A.), si parla di approccio alla coda di gatto, innovativa rispetto alla più obsoleta alla cazzo di cane.
Ma siccome le pause caffé non devono essere per forza simposi in cui la critica distrugge incondizionatamente tutto e tutti, ecco la trovata costruttiva: spostare l’approccio occupazionale alla gestione familiare.
Io che sono femminista (lo dico sempre mentre strappo via i reggiseno senza bruciarlo: “L’utero è il vostro! A noi prestateci solo la parte terminale per un periodo determinato…”) ci tengo a precisare che l’idea viene da una donna che per quanto detto giorni fa, è sempre dotata di quorum, a maggior ragione quando ha un gran bel quorum.
Istituzionalizzare un matrimonio a tempo determinato, uno sposalizio a progetto.
Potrebbero essere formalizzati i Co.Co.De. (COnvivenze a COllaborazione DEterminata) o i Chi.Chi.Richi. (CHIasmi con CHIarimento a RICHIesta); ideati i M.U.U. (Matrimoni Ufficializzati Una-tantum) o i M.I.A.O. (Matrimoni In Associazione Organizzata); fornite delle B.A.U. (Brevi Autorizzazioni all’Unione).
Mi spiego meglio: la coppia si forma, vive i suoi felici anni di fidanzamento (per intenderci quelli in cui lei non ha ancora scoperto di soffrire di cefalea cronica e di dismenorrea giornaliera) e poi si sposa. Ma non per sempre. Per 4 anni, ad esempio. Poi, previo consenso bipartisan, come un contratto d’affitto 4+4, al quarto anno vanno riformulati i presupposti ed eventualmente rinnovata l’unione.
Toglieremmo di mezzo tutti quei fenomeni di scarsa produttività che compaiono alla fine del periodo di prova del fidanzamento.
Già lo vedo… Come durante le campagne elettorali in prossimità delle elezioni, i coniugi a progetto rinfrescano l’ebbrezza amorosa come mai fatto prima. Lui che non piscia più sul bordo del cesso, lei che smette di cucinare la solita pasta col pomodoro (l’altro che per un periodo non si fa sentire); le camice appaiono lì, stirate, esattamente dove devono essere, e miracolosamente i rubinetti non perdono più (ma l’idraulico continua a venire la mattina).
Nel frattempo che l’ambiziosa idea scali tutta la gerarchia burocratica per arrivare a chi di dovere, mando un saluto a tutti gli sposati a tempo indeterminato, con figli dipendenti a carico, in cassa integrazione, chi ha scelto il part-time più secondo lavoro e chi è rimasto disoccupato.
Buon lavoro!








